Vietnam e Cambogia: l’Oriente che non ti aspetti

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Vietnam

Migliaia di anni fa, i cinesi tentarono di invadere le terre del popolo vietnamita; durante un combattimento gli dei inviarono in soccorso dei vietnamiti dei dragoni, che immergendosi nelle profonde acque del golfo antistante al campo di battaglia, rilasciarono dalle loro bocche delle gocce di giada. Queste, sovrapponendosi le une sulle altre andarono a creare una miriade di isolotti che i dragoni collegarono tra loro eregendo una barriera insormontabile che i cinesi non riuscirono ad abbattere. A quel punto gli invasori abbandonarono ogni velleità di conquista, e così i vietnamiti poterono salvare il loro Paese e trasformarlo in quello che conosciamo.

I dragoni oggi non ci sono più ma gli isolotti da loro creati da allora sono a guardia di quel tratto di mare che forma la baia di Hạ Long, il cui significato in lingua vietnamita è “dove il drago scende in mare”. La baia di Ha Long è uno dei posti più straordinari della terra, così splendido che dal 1994 fa parte del patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Tremila isole tra grandi e piccole, costituiscono l’arcipelago adagiato nel Golfo di Tonchino, ma di queste solo 989 hanno un nome che le contraddistingue e soltanto alcune sono abitate, perlopiù da pescatori che vivono in piccoli villaggi completamente realizzati su piattaforme galleggianti sul mare, mentre le altre sono occupate da animali delle specie più diverse. Faraglioni, scogliere, rocce costellano il mare, nascondendo anfratti e grotte adornate da stalattiti e stalagmiti, come quella di Hang Dau Go, la Grotta dei Pali (così chiamata perché un generale, nel Medioevo, nascose qui migliaia di pali di bambù necessari a combattere i cinesi provenienti dal mare, in uno dei loro tanti tentativi d’invasione) o quella di Hang Trong, la grotta dei tamburi, nella quale il vento produce suoni particolari, tanto che anticamente si credeva fosse abitata da misteriose creature. Salire sulla cima dell’isola Dao Titop, poi, regala un’esperienza straordinaria: da qui lo sguardo abbraccia l’intera baia adornata dalle vele delle decine di giunche che silenziosamente solcano il mare e lo accarezzano come piume leggere, increspandolo appena, rispettando e preservando il silenzio che avvolge l’intero golfo. Una tranquillità che non si ritrova certamente nei centri abitati e nelle grandi città.

La baia di Ha Long è uno dei posti più straordinari della terra, così splendido che dal 1994 fa parte del patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Hanoi, la capitale, deve il suo nome alla posizione che occupa: nella lingua vietnamita, infatti significa città tra i fiumi, ovvero, il Fiume Rosso ed i suoi affluenti che la circondano. La città si destreggia tra il vecchio ed il nuovo, ma in realtà la modernità non è riuscita a scalfire la sua storia millenaria che la vede capitale fin dal 1010, e nonostante costruzioni high-tech e grattacieli tentino di prendere il sopravvento, è la sua anima antica a regnare nelle strade e nei quartieri che pullulano di motorini, risciò, biciclette, suoni, voci, traffico, allegra confusione. Il lago “della spada restituita”, regala un tocco di magia alla città: si dice che sia abitato da una vecchia tartaruga che esce solo di tanto in tanto, e chi riesce a vederla avrà tanta fortuna. Il mausoleo di Ho Chi Minh, con accanto la sua casa e il museo a lui dedicato, ricordano la figura dell’indimenticato leader vietnamita; tra il museo ed il mausoleo sorge un’antica Pagoda in legno realizzata nel 1049, considerata simbolo della purezza del fior di loto; questa costruzione ha una particolarità: è stata costruita su di un solo pilastro.

Ho Chi Minh City, meglio conosciuta come Saigon, è la vera porta con l’Occidente. Dismessi i panni della città conosciuta durante il conflitto con gli Usa, è un centro vivace, ricco, che racconta anche nella sua architettura la voglia di modernità, con grattacieli, piazze, quartieri colmi di locali, ristoranti e hotel di lusso. La vita frenetica della città fa da contraltare a quella che scorre lenta nelle campagne, coltivate a terrazze multicolore, che ricamano il territorio, e lo scorrere delle acque del Mekong, che con un delta a nove braccia finisce la sua corsa dopo aver attraversato Paesi che hanno condiviso con il Vietnam periodi storici di guerre e di paura. Come la Cambogia, la terra del sorriso, che il sorriso lo sta ritrovato realmente, accantonando senza dimenticare gli orrori passati, perché il passato non si dimentica ma lo si fa diventare maestro di vita.

IL SITO DI ANGKOR

In Cambogia, nell’abbraccio della Natura

Theravada Buddhists from Phras Ang Tep Monastery at Ta Prohm Jungle Temple (Angkor Complex).Alberi, rami, foglie, radici enormi che avvolgono e fagocitano ogni cosa intorno a sé, mentre enormi costruzioni in pietra tentano di uscire dall’abbraccio della natura che protegge ma può anche soffocare la vita. È ciò che è accaduto ad Angkor, un complesso di templi rinvenuto in Cambogia, completamente inghiottito dalla foresta che lo ha tenuto nascosto agli occhi degli uomini per secoli.

Il parco archeologico di Angkor si estende per 400Kq, ed è costituito da centinaia di templi, tra i quali il più conosciuto è Angkor Wat.

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