Pmi e Professionisti “fai da te”: chi è più bravo nel realizzare siti Web?

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Web Master

Ai primi di marzo l’Unione Europea ha diramato gli ultimi dati del Rapporto Desi, il Digital Economy and Society Index, che misura l’impatto digitale nell’economia dei Paesi europei: purtroppo siamo solo quart’ultimi. Peggio di noi hanno fatto solo Grecia, Bulgaria e Romania. In testa alla classifica, neanche a dirlo, ci sono sempre loro: le inossidabili Danimarca, Finlandia e Svezia (https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi).

Abbiamo fatto progressi nella cosiddetta connettività NGA (Next Generation Access), ovvero le reti in fibra ottica, passando dal 27° posto del 2015 al 23° del 2016. Eppure anche questo non è bastato. Così come non è stato sufficiente il ridursi dei prezzi per l’uso della banda larga. Dal 63% del 2015 siamo saliti al 67% del 2016 per quanto riguarda gli utenti on line, ma le competenze restano basse in ogni settore. Amiamo a dismisura gli Open Data (52% del 2016 contro il 49% del 2015), ma abbiamo un approccio scarso verso i servizi di e-government. Luci e ombre, insomma.

Eppur si muove…, come avrebbe detto Qualcuno. Si muovono le Piccole e Medie Imprese, che – nonostante l’uso piuttosto raro dei canali di vendita elettronici – mostrano una certa spigliatezza grazie a tecnologie che semplificano il lavoro quotidiano e che le liberano da costi eccessivi mediante un approccio Web “fai da te”.

Ma quali sono i settori che maggiormente vi ricorrono? Con quante risorse vengono riempiti i siti? Con quanto testo e grafica? Quanto spesso vengono aggiornati? A raccontarci questa realtà è Flazio, un site builder tutto made in Italy, che conta su oltre 250.000 siti “fai da te”. Dal suo database emergono una serie di statistiche curiose su categorie professionali e settori d’impresa.

I professionisti più coinvolti nel Web fai da te sono fotografi, architetti, dentisti, ingegneri, commercialisti e avvocati. Mentre nelle piccole imprese sono i settori della ristorazione, turismo, immobiliare, salute e bellezza, moda e farmacia a fare la parte del leone.

A sorpresa, i più comunicativi tra i professionisti sono gli architetti con una media di 10.486 parole a sito, seguono gli ingegneri con 9.709 parole e i dentisti con 9.115. I fotografi sono i meno chiacchieroni: 3.213 parole. Nel settore Impresa le più “prolisse” sono le farmacie con 8.639 parole e le attività legate a salute e bellezza con 6.428 parole. “Laconici” i ristoranti con appena 2.064 parole: come dire “le parole non hanno sapore, non si mangiano”.

Di poche parole, ma pieni di scatti, sono i siti dei fotografi, che dominano la classifica con una media di 673 immagini a sito, staccando paurosamente architetti e dentisti, rispettivamente ad appena 332 e 157 immagini. Tra le piccole imprese si distingue il settore moda che utilizza le foto per mostrare tutto il campionario di vendita: la media è 362 foto. Ultimi, non a caso, commercialisti e avvocati con 61 e 52 foto per sito.

Fin qui tutto ok, ma poi i siti bisogna anche seguirli bene. Non solo crearli, ma aggiornarli. È un fattore che gioca un ruolo fondamentale sul loro posizionamento, poiché Google e gli altri motori di ricerca lo vedono. Anche qui al primo posto ci sono i siti del settore Moda con una media superiore a 7 modifiche mensili. Ultimo posto invece al settore Salute e Bellezza che conta appena un paio di modifiche, ma non al mese, bensì all’anno!

di Valerio Urru

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