Norma Miller, la regina dello swing: «Ballare è sempre una festa»

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È un’icona della danza jazz, quella nata negli anni d’oro dello swing, quando nelle sale – le “discoteche” di allora – si ballava soprattutto il lindy hop, degno seguito del charleston. A 97 anni presenta la traduzione in italiano del suo ultimo libro Swing, Baby Swing e il suo recente album A Swinging’ Love Fest.

Con quella parrucca a caschetto, nera oppure bionda a seconda dell’umore, gli occhialoni scuri griffati, le unghie laccate di rosso lunghissime oltre i polpastrelli, il corpo magro e nervoso, Norma Miller dimostra almeno trent’anni in meno delle sue 97 primavere. Subito, e di più ascoltandola parlare e poi ancora ascoltandola cantare sul palco, con quella voce ruvida, “raccontata” e ancora convincente.

norma miller 2È tornata in Italia la “Queen of Swing”, soprattutto ballerina, ma anche cantante, attrice, cabarettista, scrittrice, coreografa, compositrice, per presentare il suo libro Swing, Baby Swing, uscito negli USA nel 2010 e appena tradotto, un susseguirsi di ricordi, di aneddoti e di foto, che attraversano quasi un secolo di storia americana, sempre indissolubilmente intrecciati al ballo, anche con indicazioni tecniche precise, e alla storia dello swing, il tipico “oscillare” della musica jazz.

«L’unica cosa che ho fatto nella vita è stato danzare», dice Norma con un sorriso accattivante. «Non sono mai stata brava a fare altro. La danza è diventata una sorta di linguaggio per me. Per questo la mia compagnia di ballo era composta solo da ballerine e ballerini di jazz: parlavano quel linguaggio. Quando purtroppo le mie ossa non mi sorreggevano più ho deciso si smettere di ballare e sono diventata una scrittrice. E ho scritto dell’unica cosa che conoscevo, che sapevo fare bene. Poi ho persino iniziato a scrivere le parole delle canzoni, e le ho messe nel mio disco, che ho inciso con un gruppo italiano fantastico. Secondo me il migliore che c’è da voi.”

Il cd si intitola A Swinging’ Love Fest ed è uscito sul finire dello scorso anno, registrato insieme con la Billy Bros Swing Orchestra, ensemble di Pescara guidato dal bassista Maurizio Meterangelo. Ed è uno sfavillante inseguirsi di ritmi e di sonorità che riportano alla gloriosa epopea degli anni 30, di un’America alla ricerca del puro divertimento durante gli anni della Grande Depressione, iniziata con la tragica caduta della Borsa di Wall Street del 1929.

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Il jazz e lo swing delle orchestre di Count Basie e Chick Webb, di Duke Ellington e di Louis Armstrong, le entrano nelle vene. Soprattutto le scatenano la voglia di ballare: a soli 14 anni vince un contest del Savoy e viene ingaggiata dall’ensemble di ballerini swing Whitey’s Lindy Hoppers. Appena adolescente inizia a girare per il mondo, Rio, Parigi, Hollywood, come racconta nel libro per bambini Stompin at the Savoy. Suo mentore il leggendario coreografo Frankie Manning (in suo onore del suo 95simo compleanno il 9 maggio 2009 in Central Park a New York si tenne uno dei più grandi raduni di ballerini da tutto il mondo: fu una grandissima festa, anche se Frankie era mancato solo un mese prima).

«A lui sarebbe piaciuto così: ha fatto ballare tutto il mondo. È stato un grande maestro di danza, ho ballato con lui per settant’anni, e quando ho iniziato non sapevo che fosse un maestro così incredibile, capace di inventare uno stile. Io ero una ballerina jazz, ma è stato lui a insegnarmi lo swing, quel modo di portare il corpo così caratteristico del lindy hop, che è diventato uno stile ballato in tutto il mondo: quando volevo divertirmi tornavo a ballare con Frankie, con gli altri lavoravo.»

Ultima testimone vivente di quell’epoca d’oro e icona indiscussa del lindy hop, la più scatenata forma di ballo nata dallo swing (“da cui è stata presa ‘a mossa napoletana”), Miller è pronta a mettersi di nuovo in gioco con uno spettacolo a Broadway. «Le lindy hopper allora erano così famose che non potevi fare musica senza averle vicino, nei locali o in tour. Al Radio City, al Paramount, in tutti i teatri più famosi di New York c’erano le ballerine. Ma anche adesso questo ballo ha fans in tutto il mondo, non solo negli States, in Germania, in Grecia, in Italia, dappertutto. Viene da un ritmo semplice, quello che ci porta in giro: lo si può battere anche per strada semplicemente camminando.»

E conclude con orgoglio. «Io ero famosa per le gambe, ma non solo. Anche per quello che sta sopra le gambe. Ho ballato con le più grandi orchestre, girato il mondo e fatto film – il primo nel 1937, Un giorno alle corse, l’ha visto? – e adesso scrivo libri e canto. Sempre al ritmo magnetico dello swing, un ritmo che hanno ballato tutti. È un po’ come quando i mariachi messicani cantano “O sole mio”, si crea sempre un’atmosfera irripetibile. È la lingua base del ballo, un ritmo pieno di emozioni che si segue in due. Bisogna sentire il compagno e ti porta dove vuoi. È la cosa più divertente da fare in coppia fuori da una camera da letto.»

di Raffaello Carabini

 

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