La Norvegia è un paese per vecchi

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La Norvegia è un “paese per vecchi”, mentre l’Italia arranca nell’offrire agli anziani una buona qualità di vita: è quanto emerge, in sintesi, dai risultati di un nuovo barometro del benessere e della qualità di vita degli anziani, ormai la maggioranza della popolazione in moltissimi paesi del mondo. Sviluppato da esperti della Columbia University, il nuovo barometro è stato presentato in occasione del Congresso Mondiale della International Association of Gerontology and Geriatrics che si è svolto a San Francisco, e mostra che al primo posto nell’offrire una buona qualità di vita agli anziani si trova la Norvegia mentre l’Italia si piazza, distante, su una posizione meno lusinghiera, al quattordicesimo posto.

Unico per completezza (tiene conto di fattori non solo economici ma anche sociali e di salute), l’indice è stato realizzato con l’obiettivo di stimare quanto i singoli paesi si stanno adattando e stanno reagendo al drammatico invecchiamento della popolazione.

La questione è infatti di stringente attualità visto che, dati alla mano, il mondo invecchia sempre più velocemente e secondo il rapporto del Census Bureau statunitense ‘Aging World 2015’ diffuso lo scorso anno e finanziato dall’Istituto Nazionale sull’Invecchiamento Usa (Nia), la popolazione anziana globale continua a crescere ad una velocità senza precedenti.

Nel 2015 l’8,5% degli abitanti della terra (617 milioni) aveva 65 anni o più. Entro il 2050 questa popolazione raggiungerà il 17% degli abitanti del globo, pari a 1,6 miliardi di persone. La popolazione mondiale dei grandi vecchi, over-80, risulterà più che triplicata dal 2015 al 2050, passando da 126,5 milioni ai 446,6 milioni. È dunque importante capire come le istituzioni dei singoli paesi stiano reagendo e prendendo in mano il problema, di qui l’utilità di un indice che lo affronti a 360 gradi, in ogni sua sfaccettatura.

L’indice sviluppato, infatti, si basa su una serie di parametri di misura (dalla sicurezza sia economica sia fisica, al benessere come misura della salute degli anziani; da produttività e coinvolgimento degli anziani nel mondo del lavoro alle disuguaglianze tra individui anziani più o meno abbienti; fino alla coesione, ovvero quanto la società sia in grado di accogliere gli anziani e quali siano i rapporti intergenerazionali; misure che riflettono lo stato e il livello di benessere degli anziani in ciascun paese, spiega John Rowe, che guida il team di ricercatori che ha prodotto il barometro.

I cinque paesi complessivamente vincenti sono Norvegia (con un punteggio di 65 su una scala da 0 a 100), Svezia (62), Stati Uniti (59,8), Olanda (59,5) e Giappone (59,1). L’Italia si piazza solo al 14/imo posto con un punteggio complessivo di 36,5. Andando a vedere nello specifico le classifiche fornite per 18 paesi (Usa, Norvegia, Olanda, Giappone, Svezia, Estonia, Irlanda, Gran Bretagna, Finlandia, Danimarca, Germania, Austria, Slovenia, Belgio, Spagna, Italia, Polonia e Ungheria) si vede che l’Italia è penultima sul fronte di produttività e coinvolgimento degli anziani nel mondo del lavoro (primi gli Usa, ultima l’Ungheria); 13/ma sul benessere (primo il Giappone, ultima l’Ungheria); ultima sull’equità (prima la Norvegia) con forti gap per benessere, salute e sicurezza economica tra ricchi e poveri; penultima sul fronte della coesione sociale e intergenerazionale (ultima Estonia, prima l’Irlanda); bene (è terza) solo sulla sicurezza intesa come presenza di misure di supporto al pensionamento e alla sicurezza fisica (prima la Spagna, ultima l’Estonia).

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