Il Kurdistan, verso l’indipendenza?

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Il Kurdistan iracheno si prepara ad un appuntamento tanto storico, quanto dai risvolti imprevedibili.
Salvo posticipi dell’ultima ora, domani, 25 settembre, i curdi della regione autonoma dell’Iraq andranno a votare per l’indipendenza da Baghdad. Nel voto saranno incluse anche le aree contese come Sinjar e Kirkuk, che ufficialmente non fanno parte del Governo regionale.
Il 22 settembre, ultimo venerdì prima del voto, ad Erbil è stata organizzata un’imponente manifestazione elettorale che ha visto la partecipazione di almeno 40 mila persone. Famiglie con bambini, uomini e donne di ogni età sono arrivate allo stadio con bandiere, palloncini ed ogni possibile gadget col tricolore e il sole a 21 punte, in attesa del discorso del Presidente Masoud Barzani, per ribadire la voglia di pronunciarsi a favore di uno stato autonomo. «Quando andrà ai seggi – ha detto Barzani – il popolo curdo sceglierà tra una vita di subordinazione ed una di libertà in un paese indipendente». Il voto, fortemente voluto dalla presidenza e condiviso dalla totalità dei cittadini curdo iracheni, è motivo di preoccupazione per gli stati vicini, come la Turchia, che non ha mai risolto la questione curda all’interno dei propri confini, nonostante abbia avuto finora buone relazioni con la regione curdo-irachena.

Proprio Ankara ha annunciato nelle ultime ore un intensificarsi delle attività militari lungo il confine con il Kurdistan iracheno, in attesa di capire cosa succederà con il voto. Contrari alla scelta del referendum sono anche l’Iran e gli Stati Uniti, che temono una ulteriore destabilizzazione nell’area, e nuove rivendicazioni curde oltre confine, e ovviamente il governo centrale di Baghdad, che non ha nessuna intenzione di dare il benestare ad una scissione formale del paese, proprio nel momento in cui la lotta allo Stato Islamico, motivo di cooperazione militare fra le forze curde dei Peshmerga e quelle dell’Esercito Iracheno, ha superato la fase più critica con la riconquista di Mosul.
D’altro canto il Kurdistan ha scelto di rischiare, anche nelle relazioni con i paesi vicini e lontani, forte proprio del consenso internazionale ottenuto in prima linea contro l’Isis. Insomma, la partita è aperta, e saranno il voto e le sue conseguenze a dire se il popolo senza stato più numeroso al mondo potrà finalmente coronare il sogno.

Testo e foto di Ilaria Romano

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