Jane Fonda e Robert Redford insieme sul set: l’amore non ha rughe

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Leoni ruggenti alla Mostra di Venezia, dove il cinema a stelle e strisce – che fa rima con impegno civile e battaglie ecologiche, bellezza e fascino – ha brillato specchiandosi negli occhi azzurri di due attori da leggenda: Jane Fonda e Robert Redford. 160 anni in due portati con la leggerezza di chi ha saputo nutrire il proprio fanciullo interiore senza scendere a compromessi, né con l’esistenza né con la professione, i divi hollywoodiani sono stati salutati da una standing ovation al Palazzo del Cinema del Lido, dove due giorni fa hanno ritirato i loro meritatissimi premi alla carriera. «Con Jane ci siamo sempre piaciuti molto, tra cose dette e non dette – confessa lui  – e uno dei motivi per cui ho voluto girare questo film è che non recitavo con lei da 38 anni. Desideravo tanto un’altra occasione, prima di morire» scherza sornione il regista da Oscar per “Gente comune”, che fa finta di non sapere di essere ancora un potente sex symbol, nonostante le rughe. Tanto che, per girare “Our Souls at Night” (Le nostre anime di notte) piccolo e prezioso film intriso di romanticismo e tenerezza  – diretto da un regista lanciato dal suo Sundance festival, Ritash Batra – Redford ha voluto accanto ancora lei, Jane, radiosa e bellissima, incrociata sul set almeno tre volte: cinquantuno anni fa per “La caccia” (1966), l’anno dopo per il cult movie “A piedi nudi nel parco“, e nel 1979 ne “Il cavaliere elettrico” di Sidney Pollack.

01-00332288000003h«Durante le riprese di “A piedi nudi nel parco” non riuscivo a non mettere le mani addosso a Robert – confessa spudoratamente la Fonda, mozzafiato nei sorrisi e negli sguardi accesi di desiderio – ancora oggi posso dire che bacia benissimo, come quando avevamo 20 anni». Certo, da allora i tempi sono cambiati. I capelli di Redford da biondi sono diventati grigi, la pelle è meno turgida e la giovinezza immortale che faceva sospirare le segretarie della Paramount ha lasciato il posto a una consapevolezza diversa. Più matura e profonda. Perché se il fisico lentamente cede, l’amore non cambia col passare del tempo. E nemmeno la sessualità. Ciascuno continua a custodire nel suo intimo desideri e pulsioni che invecchiando rendono il rapporto a due più diretto e speciale. Qualcosa che, nel caso di due icone leggendarie dagli occhi blu, come Redford e Jane Fonda, si riflette nell’immaginario collettivo di ciascuno di noi: spettatori ammutoliti di fronte a tanta bellezza. Sul red carpet veneto le due star sono tornate a ruggire in un film piccolo ma potente che non uscirà in sala, ma sarà distribuito dal 29 settembre sullo streaming della piattaforma Netflix. E anche questo è il segno della visione rivoluzionaria di due star intramontabili.

“Our Souls at Night”, dal best seller di Kent Haruf (NNEeditore) racconta la storia di due vicini di casa rimasti soli. Lunghe giornate da riempire per entrambi e figli lontani da casa, spingono la coppia di anziani a conoscersi meglio. E a scoprire la natura di un sentimento che si affaccia all’orizzonte. Un’amicizia profonda che potrebbe diventare amore; una relazione intima nutrita da piccoli gesti e slanci di tenerezza. Premure che non saranno accettate dalla piccola comunità di Holt, in Colorado, ma che soprattutto saranno rigettate dal figlio di lei (interpretato da Matthias Schoenaerts). «Se sei coraggioso, e sei disposto a rischiare, non è mai troppo tardi per innamorarsi: questo è il tema del film dichiara» Jane con l’energia di chi è fermamente convinta del suo pensiero. E la musa di Roger Vadim lo è talmente da cercare un’analogia con “A piedi nudi nel parco”. «La dinamica in fondo è la stessa – spiega l’ex Barbarella – anche qui, in “Our Souls at Night”, sono ancora io a prendere l’iniziativa».

Sorride strizzando gli occhi Redford, per il quale recitare di nuovo con Jane è stato naturale, come sempre è accaduto in passato. «Con lei non ho mai avuto la necessità di discutere o di prepararmi a lungo. E’ stato così anche ora, tra noi c’è la stessa intesa di sempre: c’è amore, connessione, contatto». Robert e Jane sono talmente in sintonia da glissare in conferenza stampa, con lo stesso identico charme, argomenti ‘caldi’ come le scelte dell’amministrazione Trump («la politica non ha nulla a che vedere con l’arte» spiegano) ma si scoprono solidali nella salvaguardia del pianeta e nelle battaglie ecologiche. «Dobbiamo provare a fare tutto il possibile per lasciare ai nostri figli una situazione migliore- spiega la figlia di Henry Fonda, ribattezzata Hanoi Jane negli anni ’60 per la sua propaganda filo nord-vietnamita -.  Negli USA la situazione odierna non è affatto semplice; bisogna fare attenzione ai cambiamenti climatici, ma nel nostro Paese sono davvero tante le cose da cambiare».

01-00332291000006Ben due standing ovation e applausi scroscianti hanno incorniciato la cerimonia di premiazione dei Leoni d’Oro alla carriera, in questa lussuosissima  74ma Mostra del Cinema grondante emozioni e commozione. Col pubblico in delirio sul red carpet e la sala grande del Palazzo del cinema gremita, è stato praticamente impossibile per Jane Fonda trattenere le lacrime: «Mancavo da Venezia da 50 anni e per me questo è un nuovo inizio” ha sussurrato commossa, abbracciando Redford. «Vi ringrazio moltissimo di questo premio che mi riporta in Italia. Da giovane volevo fare l’artista e ho studiato per un periodo a Firenze, qui ho un legame speciale” dice emozionato lui che, in veste di produttore del film, dichiara di aver voluto “fortemente realizzare questo progetto perché ci sono troppi film per i giovani e troppo pochi che soddisfino i più anziani». Giusta osservazione.

Ma come cambia, se cambia, l’amore col passare del tempo? «Migliora. Si diventa più coraggiosi perché non si ha più nulla da perdere – confessa Jane Fonda – non si esita più nel chiedere. E anche il sesso resta una componente importante; personalmente credo non sia mai troppo tardi per liberare l’immaginazione» dice allargando un sorriso sincero. «A una certa età capisci cosa conta per davvero, e certamente questo non è rappresentato dai soldi o dai premi ricevuti” chiosa Redford con umiltà. Ma per la battagliera Jane, cosa è che vale davvero oggi? «Chiedersi se i tuoi figli ti amano, questo conta: i genitori possono sbagliare, ma a volte si può rimediare».

 

Di Alessandra Miccinesi

 

 

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