Il Principe Jekyll e Totò Hyde

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La banda degli onesti2

Nel 50° anniversario della morte ricordiamo la figura “bifronte” dell’attore comico più amato d’Italia e del malinconico poeta, ricordato a Napoli, sua città natale, da una grande mostra di documenti, testimonianze, abiti di scena, locandine, ritratti di artisti, in tre location, con il titolo adeguato di Totò genio. Fino al 9 luglio.

Aveva una doppia personalità il principe Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, in arte Totò. Da un lato il poeta e l’autore di canzoni, dall’altro il comico. Da un lato il romantico, sensibile e profondo scrutatore dell’animo umano, dall’altro il “guitto”, come lo definiva la critica contemporanea. Da un lato l’attento cesellatore di versi rimasti nelle antologie della letteratura e della storia della canzone: «Scriveva con la stilografica, con una bella calligrafia a volute, ma ogni pagina era piena di correzioni, di appunti sui margini e di nuovi sviluppi», ricorda la nipote Elena Anticoli De Curtis. Dall’altro l’improvvisatore, il battutista immediato: «Nei copioni dei suoi vecchi film la sua parte era lasciata in bianco, lui diceva di scrivere “lazzi e frizzi”, perché era nato con la commedia dell’arte e improvvisava sempre».

Non solamente questo. «Mio nonno nella vita privata era una persona estremamente riservata, rigida, tranquilla, si ritirava nel “pensatoio”, dove ha composto tutta la serie di poesie che si conoscono, a partire dalla più nota A livella, ma ce ne sono molte altre, altrettanto bellissime». Per contro: «Il teatro e il cinema per lui erano far ridere le persone, aveva il culto della risata, pensava che il ridere salverà il mondo e lo considerava una missione».

Totò amava anche sottolineare come: “Fare il comico è la cosa più difficile che esiste, il drammatico è più facile; difatti nel mondo gli attori comici si contano sulle dita, mentre di attori drammatici ce ne sono un’infinità. Molta gente sottovaluta il film comico, ma è più difficile far ridere che far piangere”. E aggiungeva che “la miseria è il copione della vera comicità” e che “non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita”.

Lui l’aveva fatta, come spiega la nipote. «Tutto nasce perché il nonno veniva chiamato ’o spione. Quando era giovane tastava il terreno nel rione, il suo pubblico erano i ragazzetti di strada. Quando incontrava qualcuno che lo intrigava gli andava dietro per vedere le sue movenze, i suoi tic, e questo se l’è portato dietro fino a rifare in scena certi movimenti, certi atteggiamenti. Anche la famosa battuta “Issate la marchesa!” nacque da un episodio autentico. Ai Parioli nonna Nannina, che era obesa, uscita di casa per andare a fare la spesa cadde sulle scale e rimase lì, perché servivano due uomini per tirarla su. Il portinaio andò a prendere una poltrona per aiutarla… La famosa frase nacque in quella circostanza. Poi altri episodi successi in casa, tipo il suo amore per i cani e l’indifferenza verso i gatti venivano dal fatto che la madre chiamava il suo gatto “o figlio mio” e Totò diceva “Tuo figlio so’ io, che c’entra il gatto!”».

Probabilmente da questa palestra venne la sua convinzione, e il timore, che di lui non si ricordasse nulla. «Diceva sempre a nonna e mamma “Io adesso sono famoso, ma poi se questo passa?”, viveva il senso di precarietà tipico dei grandi artisti, mentre quelli così sicuri di sé lui li chiamava i “tromboni”. Diceva che un falegname lascia i mobili, qualcosa di tangibile, mentre lui lasciava solo parole che si sarebbero perse nel vento. Invece oggi continuiamo a rivivere un amore crescente nei confronti di mio nonno. Non solo la magnifica mostra di Napoli oppure la laurea honoris causa che ho ritirato con grande commozione, chiedendomi cosa avrebbe pensato lui. Forse si sarebbe fatto una gran risata, perché naturalmente avrebbe pensato “Oggi vi ricordate di me”. Ma soprattutto è il suo linguaggio che è diventato comune. Chi, quando arriva l’ennesima bolletta, non ha mai detto: “E io pago…”, oppure parlando di politica: “Chi amministra amminestra e si pappa tutto il minestrone”? Nulla di più attuale».

di Raffaello Carabini

Per saperne di più

Napoli, Totò genio. Le mostre nella mostra. Per ricordarlo a cinquant’anni dalla scomparsa

I luoghi della mostra: Castel Nuovo – Maschio Angioino; Palazzo Reale; Convento di San Domenico Maggiore

0817955877 – serpatrart@comune.napoli.it – www.comune.napoli.it

 

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