Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce

0
Bernardo Bellotto, La Piazza del Mercato di Pirna, 1753, Dresda, Staatliche Kunstsammlungen

Uno dei confronti più emozionanti della pittura del 700, quello tra zio e nipote, due che si facevano chiamare allo stesso modo e che furono ammirati e “comprati” dalla nobiltà di tutta Europa, prima e dopo l’obbligatorio Grand Tour tra le bellezze del nostro Paese. Canaletto e Bernardo Bellotto sono in mostra a Milano fino al prossimo 5 marzo.

Canaletto, La Piazza San Marco verso ovest, Venezia, 1753, Alnwick Castle, The Duke of Northumberland CollectionLe ultime aste dicono che sono ancora in competizione fra di loro, i due maggiori vedutisti veneziani del 700, entrambi soprannominati Canaletto. Giovanni Antonio Canal – il Canaletto “ufficiale” – e Bernardo Bellotto, suo nipote e allievo, figlio della sorella Fiorenza Domenica, che aveva pittori marginali tra gli antenati paterni e portava il nome del nonno materno, “pittore di teatro” ovvero scenografo, babbo dell’altro cui aveva insegnato un confronto con il reale come fosse una scena da costruire.

E dicono che lo zio è ancora oggi più apprezzato del discepolo, con valutazioni che oscillano sui sei milioni di euro per l’uno e sui tre per l’altro (come da recenti esiti alle aste di Sotheby’s per opere magnifiche di 90×50 cm circa). Quadri che sono ancora disponibili perché ereditati – e talvolta messi in vendita – dalle nobili famiglie inglesi, che nel 700 furono tra i maggiori estimatori del genere “veduta”, peraltro apprezzatissimo in tutta l’Europa del nord, dove Bellotto trascorse la gran parte della maturità, muovendosi, per trovare ingaggi migliori ma anche per evitare i conflitti del periodo, tra Dresda, Londra e Varsavia, dove morì nel 1780 appena 59enne.

Bernardo Bellotto, Piazza San Marco verso sud-ovest, Venezia, 1742, Cleveland Museum of Art

Le  magnifiche vedute che fondono lo stupore e la luce

«Ammirando Canaletto penso a leggerezza, fantasia, serenità, a una luce chiara. Bellotto invece è rigore, prospettiva, luce contrastata», afferma Bozena Anna Kowalczyk, curatrice della mostra Canaletto e Bellotto. Lo stupore e la luce, aperta alle Gallerie d’Italia di Milano fino al prossimo 5 marzo. Attraverso un centinaio di opere, tra dipinti, incisioni e schizzi, provenienti da musei internazionali e in buona parte mai esposte in Italia, assistiamo al dialogo tra i due artisti, anime diverse del Vedutismo.

Canaletto (1697-1768), incline ad atteggiamenti divistici, ma schivo nel lavoro e pronto a disputare sugli zecchini del proprio compenso (era già famoso appena 25enne e presto a capo di un’importante bottega), rimase legato alla laguna e alla sua luce armoniosa, calda, distesa. Tanto che, poco dopo l’inizio dei dieci anni di soggiorno londinese, dal 1746, dovette persino dissipare qualche dubbio circa la propria abilità in un ambiente figurativo orientato dalla luce cristallina e fredda del nord e dai tratti della pittura olandese: propose quasi pubblicitariamente una grande opera alla pubblica vista nel suo alloggio, in tempi in cui le gallerie non esistevano. Da allora i committenti fioccarono, ammaliati dalla sua Londra “abbacinata di luce meridionale”.

Ma la mostra è soprattutto un’occasione per conoscere meglio Bellotto, che giovanissimo frequentava con assiduità l’atelier dello zio. Dopo avere compresi i segreti della tecnica di Canaletto (in particolare l’utilizzo della “camera ottica” presente in mostra, ma anche l’abilità nel correggerne le deformazioni e la necessità del riscontro visivo dal vivo), sviluppò una personale chiave interpretativa. Le sue straordinarie vedute sono immerse in una luce viva, carica di ombre, così che il paesaggio naturale si confonde con il paesaggio dell’anima.

Bellotto lasciò definitivamente l’Italia nel 1747, chiamato come pittore di corte da Federico Augusto II di Sassonia, che avrebbe voluto lo zio, ma fu dallo stesso Canaletto indirizzato al nipote. Le sue vedute, quasi raggelate, dai chiaroscuri intensi e i freddi colori sovrapposti, sono talmente accurate e ricche di particolari, che furono utilizzate per ricostruire Dresda e Varsavia (dove si trasferì nel 1767), distrutte dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Chiude la mostra una selezione di libri della biblioteca di Bellotto, la più straordinaria tra quelle finora note formate da un artista, ricostruita grazie alla recente riscoperta dell’inventario della sua casa. Insomma un personaggio che, nonostante il carattere collerico, il padre lo definì di “cervello bestiale” e la madre non lo citò neppure nel testamento, testardo, nei vent’anni trascorsi in Germania non volle imparare il tedesco, e sussiegoso, nelle difficoltà economiche preferì indebitarsi che adeguare il proprio tenore di vita, possedeva una personalità eclettica e indipendente, appassionato di letteratura (tra i volumi anche il licenzioso Pietro Aretino), teatro e collezionismo.

Per saperne di più

 Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce

Gallerie d’Italia, piazza Scala 6, Milano 

fino al 5 marzo

Orario: martedì-domenica ore 9.30-19.30, giovedì fino alle 22.30; chiuso lunedì

Ingresso: € 10; ridotti € 8; gratuito per convenzionati, scuole, minorenni e ogni prima domenica del mese

Info tel. 800.167619 e www.gallerieditalia.com

Di Raffaello Carabini

No comments

calendario

Il calendario dei giovani novantenni

Il fotografo Piero Nizzia ha preparato per il 2017 due calendari benefici «La grande bellezza» che raccontano la vita degli anziani nelle case di riposo. ...