8 marzo: nasce la Consulta femminile

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8 MARZO - MIMOSA PER LA FESTA DELLA DONNA

Docenti universitarie, imprenditrici, impegnate in politica, artiste, giornaliste, religiose e laiche. Sono le donne che fanno parte della “Consulta femminile”, il nuovo organismo permanente istituito all’interno del Pontificio Consiglio della Cultura, nel giugno 2015, per dare spazio e continuità alla voce delle donne all’interno del Dicastero, e presentato nella Sala Stampa della Santa Sede.

Trentasette, in tutto,  con una grande varietà di provenienza culturale, geografica e perfino confessionale. Tra i membri della Consulta femminile infatti la teologa iraniana Shahrazad Houshmand; Mariella Enoc, presidente del Cda del Bambin Gesù; la storica e giornalista Lucetta Scaraffia; Ida Del Grosso, direttore reggente della Casa Circondariale femminile di Rebibbia; Siria Fatucci, responsabile della Memoria della Shoah e Giornata della Cultura dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane; Monica Jimenez, ambasciatrice del Cile a Tel Aviv; la scrittrice e psicoterapeuta Maria Rita Parsi; l’atleta Fiona May e l’attrice Nancy Brilli; le giornaliste Paola Pica e la presidente della Rai Monica Maggioni; l’imprenditrice Lavinia Biagiotti e la responsabile per l’arte contemporanea dei Musei Vaticani, Micol Forti.

A coordinare i loro incontri di lavoro la dottoressa Corradi, Pro-Rettore alla ricerca e ai rapporti internazionali dell’Università Lumsa di Roma, che ha messo al centro della loro riflessione il tema della differenza femminile: “Le donne sono diverse dagli uomini. La parità dei diritti non significa perdere le nostre differenze. Qual è questa differenza femminile? Io la sintetizzo in questo modo: saper mescolare la tenerezza e la forza. E vorremmo essere testimoni per gli uomini che ci si può commuovere, che si può soffrire e gioire con gli altri senza perdere la propria forza”.

Scopo della consulta, si legge in una nota, è “lavorare in dialogo con le diversità, le religioni e i tanti mondi in cui le donne operano, convinte che la pluralità è il presupposto dell’azione umana”. Per l’organismo, “la differenza femminile non fornisce l’avvio di una discussione ideologica. Non parliamo a nome della donna, ma alimentiamo una discussione propositiva sull’evoluzione dei ruoli, tema sul quale le donne sono protagoniste da più di un secolo, mentre gli uomini sembrano averlo vissuto in modo passivo. Sosteniamo che l’impegno delle donne nell’ampliare i confini della propria libertà richieda un patto nuovo con gli uomini – irrigato dall’amore e dall’amicizia – sia nella sfera pubblica, sia all’interno delle relazioni familiari a nutrimento della relazione materna e paterna”.

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